Viviamo in un’epoca di decostruzione, di antieroi cinici e di confini morali sfumati.
Un epoca dove un insicura belina, ti rompe le palle perché ti sei creato un blog con il quale cerchi di trasmettere qualcosa di sano al prossimo.
Ma se guardiamo indietro, verso quel decennio irripetibile che cavalca la fine degli anni ’70 e attraversa tutti gli anni ’80, troviamo qualcosa che abbiamo perduto: l’Assolutismo Morale.
Era un’epoca in cui si curava il mito dell’eroismo non come esercizio di potere, ma come dovere. L’analisi è vera: in quegli anni, il confine tra Bene e Male era tracciato col pennarello indelebile e l’eroe era colui che si faceva carico del peso del mondo per proteggere i deboli. Non per ricchezza, non per fama, ma per il Bene Comune.
Ripercorriamo quel panteon di giganti in questo viaggio cult.
1. Il sacrificio del metallo: I samurai delle stelle
L’invasione animata dal Giappone portò nelle nostre case un concetto di eroismo straziante, quasi religioso. Non era divertimento, era una missione.
- Goldrake (UFO Robot): Actarus è l’archetipo dell’eroe malinconico. Principe di un altro mondo, combatte per la Terra – un pianeta non suo – contro le armate di Vega. Il suo eroismo sta nel combattere la guerra odiandola, solo perché è l’unico scudo possibile per l’umanità inerme.
- Jeeg robot d’acciaio: Hiroshi Shiba ci ha insegnato la fusione totale tra uomo e dovere. Per difendere il mondo, lui diventa l’arma, mettendo in gioco il proprio corpo e il proprio cuore.
- L’Uomo Tigre (Tigerman): Forse l’esempio più potente di redenzione. Naoto Date è un “cattivo” addestrato nell’odio che sceglie di tradire la Tana delle Tigri per i suoi orfani. La sua lezione è eterna: la forza bruta diventa nobile solo quando è usata per difendere chi non può difendersi.
2. La giustizia dell’asfalto e della maschera
Mentre i robot difendevano il cielo, sulla terraferma – tra le strade americane o i vicoli di New York – la giustizia aveva volti umani, a volte coperti da una maschera, a volte al volante di un bolide.
- Supercar (Knight Rider): Michael Knight e KITT. Lo slogan era un manifesto politico: “Un uomo solo può fare la differenza”. In un mondo di criminali sopra la legge, la tecnologia non serviva per fare soldi, ma per raddrizzare i torti.
- Hazzard (Bo & Luke): I cugini Duke erano i “buoni fuorilegge”. Combattevano contro l’autorità corrotta di Boss Hogg. Ci hanno insegnato che la Legge (scritta) e la Giustizia (morale) non sempre coincidono, e quando non lo fanno, un eroe sceglie la Giustizia.
- Zorro, Spiderman & Iron Man: Dall’aristocratico Diego de la Vega al giovane Peter Parker, fino a Tony Stark. Non importava il ceto sociale. Che tu fossi ricco o povero, il possesso di capacità superiori (l’astuzia, la ragnatela, l’armatura) generava un debito verso la società. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” non era solo una frase fatta, era la costituzione morale degli anni ’80.
3. Sangue e sudore: L’eroismo della resilienza
Al cinema, l’eroe perdeva l’armatura e restava in canottiera, sporco di fango e sangue, a dimostrare che la volontà umana è l’arma più forte.
- Rocky Balboa: Non è un film sulla boxe, è un film sulla dignità. Rocky prende pugni per 15 round, cade e si rialza. Rappresenta l’essere umano che rifiuta di essere messo al tappeto dalla vita.
- Rambo: Spesso frainteso come guerrafondaio, nel primo film (First Blood) John Rambo è la tragedia del reduce. È l’uomo che ha dato tutto per la patria e viene tradito, ma che usa la sua forza letale per salvare i compagni prigionieri (nel secondo film). È la lealtà cameratesca contro la politica fredda.
E come non citare i loro fratelli spirituali? Ken il Guerriero, che vaga in un deserto post-apocalittico portando la tristezza nel cuore e la giustizia nei pugni, o MacGyver, che ripudia le armi per usare l’intelligenza.
4. L’orizzonte ultimo: L’utopia di Star Trek
Se tutti questi eroi combattevano contro il male presente, Star Trek (con i film della serie classica e l’avvento di The Next Generation nel 1987) ci mostrava per cosa stavano combattendo. Rappresentava il traguardo.
Qui l’eroismo evolve in civiltà.
- La fine della ricchezza: Nel futuro della Federazione, il denaro non esiste. L’accumulo di beni è visto come una patologia infantile dell’umanità. Nessuno lavora per arricchirsi, ma per migliorare se stesso e contribuire alla comunità.
- La gerarchia del merito: Non è un’anarchia, ma una società ordinata dove ognuno ha un ruolo e un compito. Dal Capitano all’ingegnere, ogni ingranaggio è fondamentale e rispettato. Non c’è invidia sociale, perché la dignità deriva dal servire bene la causa comune, non dallo stipendio.
- La pace come forza: Kirk e Picard ci hanno insegnato che la vera forza non è sparare per primi, ma avere la caratura morale per tendere la mano. La giustizia sociale interplanetaria era il sogno di un’umanità che ha smesso di farsi la guerra per esplorare insieme l’ignoto.
Conclusione: L’eredità perduta
È tutto vero. Quegli anni hanno costruito un mito pedagogico.
Un mito che noi 50 Ennio portiamo nel cuore, ma che sta svanendo assieme a noi.
Da Goldrake che piange mentre combatte, a Picard che risolve crisi con la diplomazia, passando per i muscoli sofferenti di Rocky, il messaggio era univoco:
L’individuo è forte solo quando si mette al servizio di qualcosa di più grande di sé.
Oggi gli eroi sono spesso narcisisti o tormentati dal dubbio. All’epoca, sapevano esattamente chi erano. Erano i guardiani del fuoco, i difensori del bene comune in un mondo che ne aveva disperatamente bisogno. E riguardarli oggi non è solo nostalgia: è un promemoria di ciò che dovremmo aspirare ad essere.
Peccato però, che non interessano più a nessuno. Nemmeno a quella belina, che rompe le palle, e non raccoglie li scopo dell’ autore di questo portale.
Fonte: https://www.corrieredigenova.it/ Corriere 24 Ore
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